sabato 16 settembre 2017

Successo meritato della giovane pianista Maria D'Agostino al Salone delle Feste

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Grande successo della pianista Maria D'Agostino che si è esibita questa sera al Salone delle Feste, una location eccellente ristrutturata nell'occasione della manifestazione di Libera del 21 marzo 2017.
Nonostante la giovane età Maria D'Agostino vanta di un curriculum eccellente, infatti, ha partecipato a numerosi concorsi Nazionali e Regionali.
Maria D'agostino in concerto
Il suo talento e la sua preparazione curata dal maestro Sergio Coniglio (che ha presentato la giovane pianista) hanno evidenziato una prestazione eccellente.

Nella prima parte della serata sono state eseguite le musiche di J. S. Bach :Da "il clavincebalo ben temperato Vol.1" - preludio e fuga: n.1, n.9, n.16 a seguire M. Clementi da "Gradus ad parnassum" - studio n.2 F. Mendelssohn "Studio op. 104" L. V. Beethooven " Sonata op. 2 n.3 - allegro con brio - adagio - Scherzo - Trio - Allegro assai.
Con queste esibizioni si è conclusa la prima parte del Concerto, sancita da un lungo applauso dell'attento e interessato pubblico, capace di apprezzare la sublime sinfonia emanata dalla tastiera del pianoforte abilmente solleticata dalla bravissima pianista Polistenese MARIA D'AGOSTINO. 
La seconda parte è stata dedicata a F. Chopin con le musiche di: Stugio op. 10 n.5 - Improvviso di Fantasia op. 66 ed infine la Polacca "Eroica" op. 53.

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lunedì 31 luglio 2017

Vincenzo MORANI Polistena ( RC ), 1809 - Roma, 1870

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MORANI VINCENZO
Polistena ( RC ), 1809 - Roma, 1870
Pittore di formazione accademica, basata sulla tradizione classica dei modelli raffaelleschi e seicenteschi, fratello di Domenico e di Francesco e figlio di Fortunato, da lui ereditò l’istinto innato all’arte. Il cognome originario era Morano, ma Vincenzo lo cambiò per due ordini di motivi: intanto perché al tempo grandi artisti ( Camuccini, Donizetti e altri ) avevano la desinenza finale con la vocale i e poi perché spesse volte i fratelli firmavano assieme le opere ed erano conosciuti nell’ambiente artistico come “ i Morani ”. Sin da fanciullo cominciò a disegnare figure sulla carta e a modellare statuette di creta, dimostrando doti notevoli, per le quali fu mandato a spese del comune a studiare disegno a Napoli. Qui abitò inizialmente all’Albergo dei Poveri e poi a casa del medico Francesco Rocca, suo compaesano, che lo presentò al generale Nunziante per la cui intercessione re Francesco I di Borbone gli concesse una pensione mensile di nove ducati. Si iscrisse dunque, nel 1828, alla scuola di Costanzo Angelini e all’Istituto di Belle Arti, divenendo allievo del Cammarano. 
Dal 1830 ( anno in cui i padri Benedettini gli affidarono l’incarico di eseguire il grande affresco Urbano II mentre si reca alla Cava, accompagnato da Ruggero principe di Salerno, scende da cavallo e scalzandosi chiede a tutti di fare come lui per venerare il luogo abitato dai Santi ) al 1857 lavorò come pittore-decoratore all’Abbazia benedettina di Cava dei Tirreni e affrescò le volte della navata con scene della vita di Cristo, San Placido, San Benedetto, Santa Felicita, Sant’Algerio; le stanze adiacenti con scene bibliche e benedettine ed episodi della storia dell’abbazia; la cupola del Tempio con I 24 seniori dell’Apocalisse davanti al Re Padre. In questa città, nel 1832, conobbe il grande romanziere Walter Scott, del quale di nascosto aveva eseguito il profilo, disegno che riportato in litografia fu venduto a beneficio dell’autore, che aveva rifiutato il compenso.
 Lo scrittore lo presentò alle più distinte famiglie inglesi residenti a Napoli, presso le quali egli dipinse una serie di ritratti. Nel 1833 espose al Museo Borbonico di Napoli e l’anno successivo all’Esposizione di quella città fu presente con le opere Armeno che porge la corona ad Ester, Angelica e Medoro e Il padre del Figliol Prodigo, quest’ultimo premiato con medaglia d’oro. Sempre nel ’34 concorse per la pensione con l’opera Archimede all’Istituto Farnese di Roma, città in cui lavorò su temi di carattere mitologico ( Storia mitologica, Psiche rapita da Zefiro, Apollo e Teti , San Giovanni Battista che rimprovera Erode ed Enea che riceve le armi da Venere, opera ultima esposta nel ’39 a Palazzo Farnese ), storico ( Raffaello e la Fornarina ), sacro ( Battista ed Erodiade, Napoli, Capodimonte; La Madonna del Carmine, per una confraternita di Anoia ), risentendo l’influenza del nazareno Overbeck , e dove divenne docente all’Accademia di Belle Arti. Nella capitale il principe Marino Torlonia gli diede l’incarico di affrescare il Palazzo, in concorrenza col Camuccini e col Carta, e Morani vi realizzò una serie di affreschi, terminati verso il 1842: sulla volta Il Padre Eterno, nelle lunette Angeli Musicanti ed episodi della Vita di Mosè, nei pennacchi I Quattro Profeti Maggiori e i loro simboli, nell’abside Il Salvatore adorato dagli Angeli. Successivamente un altro Torlonia, il principe Alessandro gli commissionò l’incarico di dipingere l’Apollo che riceve doni e omaggi dalle Muse per il Palazzo di piazza Venezia. Prese parte a varie Biennali Borboniche: 1835- con due opere, Ritratto di Pasquale Borrelli e il bozzetto della Morte di Archimede; 1837- con La creazione di Adamo e Davide ( Napoli, Museo di Capodimonte ); 1839- con Venere che reca le armi ad Enea e San Giovanni, Erode ed Erodiade ( anche quest’ultimo a Capodimonte ); 1845- con La Sacra Famiglia ( Napoli, Reggia ); 1851- con Il riposo della Sacra Famiglia e Visita di Pietro Bembo a Raffaello. Nel 1862 inviò all’Esposizione Universale di Londra le opere Dante e Beatrice incontrano Piccarda e la Regina Costanza e Costumi romani; mentre nel ’70 prese parte all’Esposizione d’arte cristiana a Roma, con un bozzetto, I dottori dell’Ordine Benedettino e due tele, La barca miracolosa e Il riposo in Egitto, per una delle quali vinse la medaglia d’oro. Papa Pio IX gli commissionò due quadri da inviare al Concilio di Calcedonia, San Gregorio Illuminatore e San Leone Magno; il Re di Napoli Ferdinando II di Borbone gli commissionò il Gesù Cristo ( Gaeta, Chiesa di San Francesco ), per il quale ebbe un premio in oro di 1a classe. Quattro sue opere, Dante : canto III del Paradiso, acquerello; Ritratto di Walter Scott, abbozzo; Ritratto del comm. Florimo; Ritratto di Francesco Florimo seniore furono esposte a Catanzaro, 1a Mostra d’Arte Calabrese, 1912; e numerosi bozzetti alla Biennale di Reggio Calabria del 1920. Il Frangipane scrive anche di due album di disegni di carattere sacro e storico, risalenti agli anni 1849-’60: Testa del Redentore, Profilo di San Gaetano, Cristo fra gli Apostoli, Gesù risuscita una morta, Gregorio VII salvato dal Guiscardo. Suoi affreschi nella Cappella del Monastero dei padri Benedettini di Roma; nella Chiesa del Camposanto nuovo di Napoli la tela La Crocefissione; nel Duomo di Capua i Dieci Santi; nella Basilica di San Paolo fuori le Mura di Roma San Paolo battuto con le verghe per ordine del magistrato della città di Filippi, la settima opera della navata di crociera; nella chiesa di San Giorgio a Morgeto I Profeti; a Roma, in Santo Spirito, un dipinto nel frontone, La Regina per migliorare ed accrescere le manifatture di S.Leucio adopera la sua voce e la sua mano, realizzato per le esequie di Maria Cristina di Savoia. Fu un eccezionale ritrattista, come si evince dalle numerose opere rimaste ( Ritratto di Ersilia Morani, Frascatana, Ritratto della principessa Colonna, Ritratto della Marchesa Avati della Posta, Ritratto della Ristori al naturale, Ritratto della contessa Persico di Venezia, Ritratto della principessa Gerace, Ritratto del cardinale Riario Sforza ). Si conoscono anche alcuni suoi disegni ( Madonna che allatta il Bambino di Pacecco De Rosa, Due putti, tavola della scuola di Leonardo Da Vinci ), incisi dal Lasinio. Nel Museo del Folklore, a Roma, l’opera Pranzo in campagna, che alcuni testi riportano trovarsi nella Galleria Nazionale d’arte moderna di Roma, galleria che invece ci informa ( lettera del 28 ottobre 1998 ) di conservare L’incoronazione di Ester, cm 295 x 200, lascito del Principe Don Fabrizio Ruffo, 1920. Nel Museo di Roma, a Palazzo Braschi, la piccola tela Apollo che riceve doni dalle Muse, 1842, modello di una più grande che decorava una sala di Palazzo Torlonia a Piazza Venezia. Lett.: Emilio Lavagnino, L’Arte Moderna, Utet, Torino, 1956; M. Monteverdi; Pittori e pittura dell’Ottocento
Alla Badia della SS. Trinità a CAVA DEI TIRRENI Gli affreschi della basilica sono opera del pittore calabrese Vincenzo Morani, che nel 1857 vi rappresentò: sulla volta del coro S.Alferio in contemplazione della SS.Trinità; nella cupola una visione dell’Apocalisse, cioè l’Adorazione del Redentore; nel transetto a destra la morte di S. Benedetto con altre scene della sua vita e Santi e Sante benedettini; a sinistra la Risurrezione con profeti ed apostoli. Il suo capolavoro però è la tela della Deposizione dalla croce, che si trova sull’altare del transetto a sinistra.

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Fortunato MORANO e le sue opere

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Fortunato Morano,(San Pietro di Caridà 1773 - Polistena 1836)  apparteneva a una famiglia di decoratori di San Pietro di Caridà attiva già nel corso del XVIII secolo, trasferì la sua bottega a Polistena ove fu partecipe del clima di rinnovamento culturale e artistico che caratterizzò il contesto vibonese dopo il terremoto del 1783 e che animò la cerchia di artisti riunitasi intorno all'archeologo ed erudito Vito Capialbi. 
Tra le sue opere si ricorda il ciclo di stucchi nella chiesa di San Leoluca a Monteleone realizzati attorno al 1818 su disegni di Emanuele Paparo, in cui sono evidenti i riferimenti alla scultura di Antonio Canova e Bertel Thorvaldsen.
Insieme ai figli, creò un gruppo statuario in legno e cartapesta raffigurante la Deposizione nel Santuario di Maria Santissima dell'Itria di Polistena.
San Francesco d'Assisi

S. Antonio da Padova 

Opera dei Morani sono gli stucchi della chiesa di San Francesco di Paola di Polistena, la statua lignea della Madonna del Rosario di Cittanova nella chiesa Santuario di Maria Santissima del Rosario, tuttavia attribuita da alcuni studiosi a Domenico De Lorenzo
Nella Chiesa di San Francesco di Polistena sono presenti due statue una di San Francesco d'Assisi posta sulla destra del prospetto principale e a destra la Statua di S. Antonio da Padova.

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martedì 23 maggio 2017

La fabbrica della Gassosa a Polistena "La Calabresetta"

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Brevetto della fabbrica 
Il gassosaio era una delle professioni più frequenti all’inizio del Novecento, perché la gassosa, o “gazzosa”, era una delle poche bibite esistenti, a parte l’aranciata e, molto più tardi, il chinotto e alcune altre. Si trattava di un lavoro forse un po’ più “effervescente”, ma non meno impegnativo e faticoso di tanti altri. Antonio RUSSO a Polistena, rientrato dall'America, scelse questa attività, anziché un’altra, in modo del tutto casuale, come quasi sempre accade quando il mestiere non lo si eredita dalla famiglia.
lo Spot pubblicitario della Calabresetta 
Più che di una vera e propria fabbrica, l’azienda di Belnava & Russo era un piccolo laboratorio dotato di un saturatore, cioè una macchina per produrre acqua gassata, due imbottigliatrici, una per il seltz e una per la gazzosa e un gasometro per abbassare la pressione delle bombole; la denominazione fu loro imposta dal registro delle imprese per via della produzione meccanizzata dell’attività, tipica del sistema di fabbrica, anche se i tempi di lavoro continuavano ad essere regolati dall’uomo. La fabbrica "Calabresetta" entrò quindi nel registro dell’industria e solo nel ’60, col cambiare della normativa, passò all’albo delle imprese artigiane.
Fare gli imprenditori, allora, era difficile quanto e più di oggi: erano necessari, per l’appunto, una certa inclinazione e spirito di iniziativa, un bel po’ di soldi da parte, che in genere si chiedevano in prestito a qualcuno di fiducia della famiglia per comprare il minimo indispensabile di attrezzatura; inoltre servivano coraggio, voglia di lavorare e, come in tutte le cose, un po’ di fortuna.
Il successo non fu affatto scontato – di gassosai a quel tempo, e fino agli anni ’30, La Calabresetta era stata una delle fabbriche del periodo, – ma Antonio RUSSO fu guidato da una passione vera, genuina, che gli diede la forza di attraversare la terribile crisi del ’29. La stessa genuinità che mise nella ricetta, tanto semplice quanto ricca di accorgimenti ancora gelosamente conservati dagli eredi che la resero negli anni così apprezzata


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domenica 23 aprile 2017

Statua del Principe Umberto I° a Pizzo Calabro, Opera di F. Jerace

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PIZZO Calabro Piazza Umberto I° - Opera dello Scultore Polistenese  Francesco Jerace
Il desiderio di vedere abbellita la città con monumenti e statue è stato sempre avvertito dalla popolazione dotata com'è  di un animo sensibile all'arte ed alle cose belle., non si è fatta sfuggire di sistemare nella omonima Piazza la meracigliosa opera dello scultore Polistenese Francesco Jerace.
Purtroppo l’abitato, abbarbicato com'è, ha una sola bella piazza e in essa sono stati sempre concentrati gli sforzi per renderla più graziosa ed accogliente.
Busto Umberto I Opera F. Jerace 1902

cartolina d'epoca Piazza Umberto I Pizzo 
E, fino al 1944 vi era il palco della musica.
La statua ad Umberto I re d’Italia, fu inaugurata il 3 maggio 1902 

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sabato 22 aprile 2017

UGO BORGESE Pittore Polistenese 1931- Roma 1984

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Ugo Borgese - (Polistena 1931 - Roma 1984)
Altro Artista Polistenese è il Pittore Ugo Borgese , ha iniziato a dipingere all’età di 13 anni sotto la guida del pittore Antonio Cannata. A 14 anni è partito per Roma dove si è iscritto all’Accademia di Belle Arti, nella cattedra tenuta da Amerigo Bartoli, dove dopo il diploma ha iniziato a insegnare come assistente di anatomia con il professor Barreca, per poi diventare titolare di cattedra dopo pochi anni. Nel 1966 ha iniziato ad insegnare Figura Disegnata in vari licei artistici, fino ad arrivare a quello di via Ripetta dove è rimasto fino alla morte.
Parallelamente all’attività didattica, ancora studente, ha realizzato fra l’altro l’abside della Chiesa Matrice di Polistena.
L'Abside della Chiesa Matrice di Polistena 
Durante la propria carriera artistica, ha esposto in numerose gallerie pubbliche e private, fra le quali Palazzo Barberini (Mostra delle Forze Armate), dove la sua opera “Il guado” ha vinto la medaglia d’oro, Castello di Murcia (I Mostra di Pittura “Valle Murcia”), XV Mostra Nazionale d’Arte Sacra a Perugia, Quadriennale Nazionale d’Arte di Perugia, Concorso Nazionale di Pittura Premio Ramazzotti, nel quale è risultato vincitore del I premio, e molte altre. Sue opere si trovano inoltre in collezioni pubbliche e private di Roma, Napoli, Torino, Pinerolo, Reggio Emilia, Messina, Palermo, Milano, Catania, Reggio Calabria, Parigi, Londra, Guadalajara (Messico), New York, Boston. E’ stato nominato socio dell’Accademia Tiberina di Roma.
I suoi lavori, con il tempo, si sono sempre più essenzializzati, esprimendo con pochi tratti e pennellate il concetto che lui aveva dell’opera pittorica. Proseguendo la sua ricerca, iniziò poi ad usare tempere “a barattolo” con grandi pennellate ed, usando colori ad olio, arrivando addirittura a spremere il colore direttamente sul compensato, togliendolo poi con una spatola, ottenendo risultati di assoluta sinteticità.
Il costruttivo Borgese, ha espresso un profondo sentimento del colore, all’esaltazione della natura, elemento ricorrente, intesa sia come paesaggio che come rappresentazione del corpo e delle presenza dell’uomo nel mondo
Nel 1978, espone assieme ai pittori Carmine Cecola, Goffredo Godi e Gennaro Cuocolo presso la Galleria “Il Canovaccio” di Roma.
Ugo Borgese, pittore, insegnante presso l'Accademia di Belle Arti ed i licei artistici di Roma. Ha partecipato a numerose qualificate mostre personali e collettive. Sue opere sono presso diversi  collezionisti in Italia ed all'estero. Il suo impegno artistico si è espresso in incisioni, paesaggi e soprattutto nella ritrattistica, riuscendo a sviscerare a pieno il carattere del soggetto

San Francesco di Paola che attraversa lo stretto di Messina - U Borgese 

L'altare è sovrastato da una tela dipinta da Ugo Borgese nella seconda metà del Novecento, che raffigura San Francesco in barca mentre attraversa lo stretto di Messina

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domenica 16 aprile 2017

Raffaele ZURZOLO Addio e cerimonia solenne nel giorno della SS. Pasqua.

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Raffaele ZURZOLO Addio e cerimonia solenne nel giorno della SS. Pasqua.
Omaggio all'eccellentissimo Prof. Raffaele Zurzolo, Docente, Poeta, Saggista, Commediografo, Musicista, Uomo dalla cultura poliedrica, oggi tragicamente scomparso.
Prof. Raffele Zurzolo alla presentazione del libro Lu Vangelu di Cristo
Il prof. Zurzolo, ogni volta che mi incontrava e c'era l'occasione di scambiare convenevoli cenni di stima, ricordava con ammirazione e felicità una gita scolastica dell'Istituto Magistrale di Polistena in Grecia e diceva a tutti quelli che chiedevano di raccontargli il posto più bello che ha visitato, Lui, senza esitazione diceva L'Anfiteatro di Epidauro - dove ha messo in atto un canto lirico meravigliosamente applaudito dai suoi alunni e da tutti i turisti presenti all'interno dell'Anfiteatro.
Prof. Raffele Zurzolo
La sconcertante notizia, nella disgrazia per la sua scomparsa della nostra e sua cara Polistena, oggi, perde uno dei pezzi più  pregiati della sua cultura. 
tra le sue Opere pubblicate:
- Briganti Musulinu (Lu)  Raffaele Zurzolo pubblicato da Laruffa
- La Divina Cummedia. Il poema dantesco tradotto in dialetto calabrese  Raffaele Zurzolo pubblicato da Pellegrini
- Le stagioni del tempo by Raffaele Zurzolo  pubblicato da Laruffa

Grazie Prof. per tutto cio' che ci hai lasciato.
Riposa in Pace caro Raffaele.
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sabato 15 aprile 2017

Il Busto del musicista N.A. Manfroce a Palmi - Opera dello Scultore V. Jerace

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Il busto di Nicola Antonio Manfroce (Palmi 1791 - Napoli 1813) musicista e compositore,fece, nella sua vita breve di 22 anni, tutto e subito.  scolpito da Vincenzo Jerace.
Nicola Antonio Manfroce - Opera dello Scultore V.L. Jerace 1912
E' situato all'interno della Villa Comunale "Giuseppe Mazzini" di Palmi, terrazzo sullo stretto dove è possibile ammirare l'arcipelago Eoliano, e lo stretto di Messina.
Al musicista calabrese N. Manfroce dedicò nel 1912 anche  un busto in terracotta.

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L'Amore materno - Opera dello Scultore Polistenese Michelangelo RUSSO

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Michelangelo RUSSO scultore Polistenese nato nel 1817 neoclassico, prima: Nella Reggia di Caserta il gruppo L'amore materno, 1855 esposto a Napoli nello stesso anno. Sue sono alcune opere all'interno della Chiesa del SS. Rosario di Polistena, che pubblicheremo successivamente.
L'Amore Materno Opera dello Scultore M.lo Russo 1855
Di recente una sua statua denominata Diana è stata battuta in un'asta Nazionale
 Una donna, rappresentante l'Amore materno, con i capelli raccolti dietro
la nuca, seduta, nell'atto di coprire con un lembo di lenzuolo il bambino di
steso sul suo grembo che dorme con la testina abbandonata all'indietro.

L'opera mostra una rottura con l'accademia neoclassica per una ricerca di aderenza alla vita quotidiana secondo chiari canoni bartoliniani.
L'orecchio destro della figura non è pertinente.

Luogo di conservazione: Reggia di Caserta Museo della Reggia di Caserta
Datazione: sec. XIX - 1855 1855
Materia e tecnica: gesso/ scultura

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mercoledì 12 aprile 2017

L'Ostensorio in oro - Opera dello scultore Polistenese F. Jerace

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L'Ostensorio dell'oratorio Confraternale dell'Addolorata di Gioiosa Jonica opera dello scultore Polistenese Francesco Jerace.
Ostensorio in Oro - Opera F. Jerace 1932
Trattasi di Ostensorio con fusto figurativo angelo, argento sbalzato, cesellato, con elementi a fusione in oro e pietre preziose.

Ostensorio in oro - Opera F. Jerace 1932

Collocato nella Chiesa Maria SS. Addolorata di Gioiosa Jonica. F. Jerace 1932
Commissionato dalla confraternita dell'Addolorata e benedetto da sua santità Pio XI - L'iconografia di questo Ostensorio, ripete quella già elaborata dall'artista F. Jerace per l'analoga suppellettile del Duomo di Reggio Calabria realizzata nel 1928 in occasione del I° Congresso Eucaristico Regionale

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A Capua il busto dedicato al musicista Martucci - Opera F Jerace

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In Piazza De Renzis, a Capua (NA)  prospicente il Palazzo dei Baroni De Renzis è ubicato il Monumento al Musicista e compositore Giuseppe MARTUCCI  opera dello Scultore Francesco Jerace,
Monumento al musicista G. Martuci Opera dello Scultore f Jerace 1914

Il busto originariamente era stato posto in Piazza Landonfo inaugurato il 31/05/1914, nel quinto anniversario della scomparsa del musicista Capuano, oggi lo troviamo in Piazza De Renzis - Via Ettore Fieramosca

Cartolina d'Epoca di Piazza De Renzis a Capua Monumento a G. Martucci

Monumento a G. Martucci - F Jerace 1914


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martedì 11 aprile 2017

Giovan Battista Valensise Artista Polistenese (1824 - 1859) Pittore arte sacra

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Valensise giovan battista (Polistena 1824 - Napoli 1859)
discendente da una nobile famiglia di eruditi (i suoi fratelli erano Domenico, Arcivescovo, Giuseppe fondatore dell'ospedale Santa Maria degli Ungheresi di Polistena, Michele, valente musicista.
Tempera dell'Artista G.B. Valensise

g.b. valensise studiò a Napoli e poi alla Pontificia Accademia di San Luca associazioni di artisti  a Roma,  dove si conserva l'opera: La Sacra famiglia.
Ha presentato alla mostra borbonica di Napoli, 1843, appena diciannovenne, l'opera Saffo, che gli fruttò una medaglia d'argento; e altra medaglia vinse nel 1846 all'esposizione nazionale di roma con Romolo e Remo.
Fu priore della confraternita della ss. trinità di Polistena, per la quale dipinse la pala dell'altare maggiore. Alla prima Mostra Calabrese d'Arte moderna di reggio calabria del 1920 furono esposte le opere di Saffo, il salvatore (detto anche il Redentore) e un autoritratto.
Fu ritrattista pittore d'arte sacra per la storia delle arti figurative nell'Italia meridionale, Napoli 1937.
L'artista Valensise Giovanni Battista fu un pittore calabrese del XIX secolo . Nacque a Polistena nel 1824, morì a Napoli nel 1859 all'età di 35 anni.
la tempera su tavola raffigurante la SS. Trinità, attribuita a Giovan Battista Valensise (1824 - 1859)

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